Risoluzione finale
Il IX convegno internazionale, tenuto in Umbria, è stato indetto dalla Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali – SIPBC, per riflettere sul contributo che la tutela e la valorizzazione dei beni culturali possono dare alla promozione del dialogo, della solidarietà e della pace e sui modi per rafforzarne l’impatto a fronte delle crisi sempre più frequenti, cui sono esposte le relazioni  internazionali per l’emergere di forme devastanti di intolleranza e fanatismo che trovano fertile
terreno di sviluppo in sconsiderate politiche di prevaricazione economico-culturale.
I partecipanti hanno in particolare esaminato il ruolo, da una parte, delle istituzioni e dei soggetti preposti alle attività di ricerca, intervento, recupero, conservazione, valorizzazione e, dall’altra, della popolazione e di tutti i potenziali fruitori locali, nazionali ed internazionali.
Essi hanno maturato alcune convinzioni che intendono partecipare ai responsabili politici e amministrativi e a tutte le componenti della società civile per contribuire a stimolarne un continuo e rinnovato scambio di idee in grado di incidere, rinnovandola e aggiornandola, sull’azione di protezione, valorizzazione, godimento dei beni culturali in modo che questa possa favorire una consapevolezza identitaria accresciuta, ma aperta alla conoscenza e alla comprensione fra comunità e
popoli diversi.
Consapevoli degli impegni e delle obbligazioni morali assunte dalla comunità internazionale nei più qualificati fori internazionali – ONU, UNESCO, Consiglio d’Europa, in particolare – in materia di promozione dello sviluppo durevole, del dialogo fra civiltà e della cultura della pace attraverso la conoscenza, il rispetto, la tutela e la valorizzazione delle diversità culturali e delle loro specifiche forme espressive;
Ricordando in particolare le Risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, rispettivamente del 1998 e del 2001, con le quali sono stati proclamati il 2001 “Anno delle Nazioni Unite per il dialogo fra le civiltà” e il 2002 “Anno delle  azioni Unite per il patrimonio culturale”;
Avendo presente che la tutela dei beni culturali, e, in particolare, l’azione di prevenzione e contrasto al traffico illecito delle opere d’arte attraverso la conoscenza, l’educazione, la sensibilizzazione del pubblico e la cooperazione fra le istituzioni specializzate dei singoli stati, è da molti anni assunta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – attraverso ripetute apposite”risoluzioni” – come uno degli obiettivi sensibili di una politica di distensione e cooperazione intergovernativa;
Riconoscendo il contributo determinante dell’Italia per il raggiungimento di tale obiettivo grazie, in particolare, all’azione di istituzioni specializzate che godono di ampio credito internazionale,

2 come il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, l’Istituto Nazionale per il Catalogo, la Commissione interministeriale per il recupero delle opere d’arte; Avendo presente, in particolare, che gli obiettivi strategici dell’UNESCO per il 2002-2007 (Programma e Bilancio 31|C4) comprendono, in materia di patrimonio culturale:
la promozione dell’elaborazione e dell’applicazione di strumenti normativi in campo culturale (obiettivo n.7) la protezione della diversità culturale e l’incoraggiamento del dialogo fra le culture e le civiltà;  (obiettivo n.8) il rafforzamento dei legami fra cultura e sviluppo attraverso il rafforzamento delle capacità e la condivisione delle conoscenze (obiettivo n.9);
Avendo presente il rinnovato impegno dell’UNESCO, in agenda per il Programma biennale 2006- 2007 in corso di approvazione da parte della 33.a Conferenza Generale, in materia di protezione e salvaguardia del patrimonio culturale nel mondo (Grande Programma IV.1) e di rafforzamento delle politiche culturali, delle industrie culturali e del dialogo interculturale (Grande Programma IV.2);
Avendo presenti gli accordi di cooperazione fra l’Italia e l’UNESCO, in materia di protezione,
recupero e salvaguardia del patrimonio culturale, in particolare la ”Dichiarazione congiunta ITALIA –
UNESCO sulla cooperazione in materia di patrimonio culturale e naturale” sottoscritta il15 marzo 2001,
che ha messo a disposizione del Centro del Patrimonio Mondiale risorse finanziarie sia per esigenze
ed attività strutturali di quest’ultimo che per finanziarie specifiche iniziative di cooperazione
con PVS (preparazione di dossiers per le candidature di siti; verifica dello stato di conservazione
e gestione dei siti iscritti; formazione di esperti; preparazione di richieste di assistenza internazionale)
e la “Dichiarazione di cooperazione sulle azioni congiunte d’urgenza in favore della salvaguardia,
riabilitazione e protezione del patrimonio culturale e naturale nei paesi colpiti da conflitti o da catastrofi naturali”
del 28 ottobre 2004;
Ritenendo che tali accordi ben illustrano il ruolo che l’Italia attribuisce alla cooperazione culturale
nelle situazioni di crisi ambientale e post conflittuale per il consolidamento dei processi di sviluppo,
pacificazione, democratizzazione e stabilizzazione politica, economica e sociale;
Esprimendo grande apprezzamento per l’esperienza di cooperazione fra l’Italia e l’UNESCO in
materia di salvaguardia del patrimonio culturale in paesi sensibili per la stabilità internazionale e
per i processi di sviluppo, come l’Afganistan, l’Iran, l’Iraq, l’Egitto e i paesi del Magreb;
Consapevoli che l’identità culturale dell’Italia e le sue ricche e dinamiche espressioni materiali ed
immateriali sono il frutto del fertile incontro con le tante e differenti civiltà affacciatesi nel corso
della storia sul nostro territorio e del graduale ricomporsi delle tante identità nazionali sviluppatesi
localmente nel tempo in una unica composita identità nazionale; consapevoli che proprio questa
storia conferisce al nostro Paese una naturale vocazione al dialogo interculturale, caratterizzandone
l’immagine e le capacità di impatto nelle relazioni internazionali;
Desiderando fornire un contributo di idee e proposte per gli sviluppi futuri della politica di salvaguardia
dei beni culturali in funzione del dialogo, della pace e della cooperazione internazionale,
in particolare anche in vista delle celebrazioni del 60° anniversario dell’UNESCO, in programma
per il prossimo novembre, propongono il seguente  Patto di solidarietà sulla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale per il dialogo e la pace  1. Il patrimonio culturale, sia materiale che immateriale, in quanto espressivo di identità – singole e collettive – è anche strumento di consapevolezza e conoscenza;esso è dunque anche espressivo
di un insopprimibile bisogno di dialogo e comunicazione interculturale sia fra le persone che fra 3 comunità; come tale costituisce un insostituibile ponte fra generazioni, fra collettività locali e fra queste e la più ampia collettività nazionale ed internazionale.
2. La tutela del patrimonio culturale, anche nei suoi momenti più specificatamente tecnici, non può
prescindere dal fine sostanziale di favorire la partecipazione del più ampio numero di soggetti
alla responsabilità della sua gestione e al piacere del suo godimento, perchè l’intimo messaggio
umano di cui il bene è portatore possa essere pienamente colto e condiviso in tutti i reali e potenziali
contatti fra operatori, utenti e bene stesso.
3. Per la complessità dell’azione richiesta ed ai fini della necessaria cooperazione tecnicoscientifica,
la tutela postula una sinergia di idee, uomini e culture, quale può realizzarsi solo in
un forte impegno interdisciplinare e interistituzionale: dunque, anche per questa via essa stimola
il dialogo fra le parti interessate e la ricerca di una platea quanto più ampia, diversificata e qualificata
di interlocutori.
4. Il sistema educativo in tutte le sue articolazioni, formali ed informali, e il sistema dei media sono
chiamati a svolgere un ruolo di primo piano nella sensibilizzazione del pubblico e dei giovani
in particolare ai valori umani, di cui è portatore il patrimonio culturale, sia proprio che di altre
comunità e popoli, per favorire, oltre che l’efficacia dell’azione politica, amministrativa e scientifica
di protezione e valorizzazione, anche il dialogo interculturale.
5. I mezzi di comunicazione e il sistema formativo sono chiamati a sostenere, sia con programmi
specifici che con approccio trasversale e interdisciplinare, il percorso che, attraverso la conoscenza
e il rispetto dei propri beni culturali, porta al rafforzamento del processo identitario, non
in funzione autoreferenziale ma come punto di partenza per conoscere altre culture e forme espressive.
E’ infatti essenziale che la fruizione-godimento, nel rafforzare la consapevolezza
dell’unicità-diversità-identità del progetto artistico e umano concretizzato dal bene, valga anche
a favorire l’incontro con ogni possibile altro progetto umano sotteso ad altre diverse espressioni
d’arte e cultura.
6. La coscienza del valore umano universale del bene culturale – civile o religioso che sia – deve
costituire, da un lato, uno speciale collante sociale e, dall’altro, un forte deterrente contro ogni
atto illecito verso il patrimonio ed un fondamentale supporto civile all’azione legale e penale di
contrasto verso tali illeciti.
7. Le politiche di valorizzazione turistica dei beni culturali, nel rispetto dell’integrità di tali beni,
devono includere il coinvolgimento della popolazione locale e dei visitatori per favorirne
l’incontro, la reciproca conoscenza e una disposizione positiva al dialogo e alla cooperazione.
8. La conoscenza del bene culturale deve collocarsi, sia per la popolazione locale che per i visitatori,
nel contesto di una più ampia conoscenza dell’ambiente in tutte le sue componenti socioeconomico,
culturali e storiche, perché essa sia elemento costitutivo di una coscienza ambientale
in grado di dirigere le dinamiche di sviluppo locale nel contesto più ampio dello sviluppo sostenibile,
di uno sviluppo, cioè, condivisibile a livello planetario e, nel tempo, da parte di tutte le
future generazioni.
9. Una cura particolare nella promozione di tale coscienza ambientale deve avere la tutela e la valorizzazione
del patrimonio immateriale. Esso è quell’ampio spazio senza confini fisici, percepibile
solo attraverso il moltiplicarsi e comporsi dei punti di vista, in cui le emergenze monumentali,
architettoniche ed urbane prendono vita nel contesto di tradizioni, espressioni orali, arti
rappresentative, pratiche sociali, eventi, riti civili e religiosi, comportamenti e savoir faire espressivi
delle capacità adattive dell’uomo all’ambiente in risposta ai propri bisogni di sopravvivenza
e comunicazione gratuita e funzionale.
In tal senso il patrimonio immateriale è l’espressione più efficace della cultura intima e vivente
di una comunità e della sua dinamica evolutiva e dunque, a sua volta, fattore essenziale di sviluppo
sostenibile.
10. L’affermazione pratica, nei comportamenti pubblici e privati, della coscienza della unicità, irripetibilità,
relatività della propria cultura nel contesto della mondializzazione, e, dunque, della
sua naturale vocazione alla comunicazione e allo scambio con altre culture, costituisce
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l’antidoto più produttivo contro ogni forma di estremismo, intolleranza, fanatismo e, dunque,
strumento essenziale per radicare nel cuore degli individui e delle società una effettiva ed efficace
cultura della pace.
11. Condizione di concretezza ed efficacia del dialogo fra tutte le parti coinvolte nella protezione e
valorizzazione dei beni culturali per il dialogo e la pace è la definizione di patti di solidarietà
politica, sociale e scientifica, a livello sia locale che nazionale e internazionale, ispirati ai principi
e nel rispetto degli impegni previsti dai vari strumenti internazionali di cooperazione, indirizzo
e coordinamento scientifico e operativo, con il pieno coinvolgimento delle istituzioni pubbliche
e della società civile.
12. Le amministrazioni locali sono chiamate a definire, d’intesa con le parti sociali a vario titolo
interessate, con le istituzioni educative e con i media, con gli operatori economici e turistici,
patti di solidarietà che, con il pieno coinvolgimento di tutti i cittadini, compresi gli
eventuali immigrati, includano l’obiettivo di tutelare e valorizzare il patrimonio culturale
locale e la contestuale conoscenza del patrimonio culturale di altre comunità e di altri popoli,
a cominciare dalle manifestazioni locali delle culture di provenienza dei cittadini immigrati,
per accrescere allo stesso tempo la consapevolezza identitaria della comunità in
tutte le sue articolazioni e dinamiche evolutive-sociali e i suoi legami con il resto della comunità
nazionale ed internazionale.
Umbria ( Assisi ) ottobre 2005