Da sabato Michele Montagano è anche Socio Onorario della S.I.P.B.C. su proposta della Presidente regionale Isabella Astorri fatta propria da Mirco Ulandi Presidente Nazionale della Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali.

Ad un mese esatto dal compimento del suo centesimo anno d’età ancora un attestato di stima per Michele Montagano, festeggiato da tutti i Soci del sodalizio che gli hanno consegnato una pergamena che entra a far parte dei numerosi riconoscimenti che il nostro “concittadino” ha ricevuto in questi ultimi anni.

Michele Montagano è nato il 27 ottobre del 1921 a Casacalenda. Fatto prigioniero dai tedeschi all’indomani dell’8 settembre del 1943, fu deportato, il  9 aprile del 1945 nel campo di sterminio dell’Unterluss. Il suo nome figura tra i 44 militari italiani che eroicamente ebbero il coraggio di resistere ai nazisti rifiutando di diventare schiavi di Hitler.

Insignito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’onorificenza di “Cavaliere di Gran Croce” riconoscimento che si aggiunge a quello di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, nel 2019, è stato definito “monumento vivente” dall’ambasciatore di Germania in Italia, Viktor Embling, nel momento in cui gli appuntava sul petto la Croce di Verdienstkreuz 1 Klasse Ordine della Repubblica Federale della Germania conferitogli direttamente da Frannk-Walter Steinmeier presidente della Repubblica Federale Tedesca.

Michele Montagano come tanti altri ex militari reduci dalla guerra, per lungo tempo ha osservato un impenetrabile silenzio arrivando addirittura a  sminuire, minimizzare, la vicenda che lo ha visto coinvolto in qualità di prigioniero,  arrivando  a rendersi protagonista di un gesto eroico, quello di offrirsi come ostaggio, insieme ad altri 43 ufficiali dell’Esercito Italiano anch’essi prigionieri del campo dell’Unterluss, per salvare la vita ad altri commilitoni, scelti a caso, e destinati alla fucilazione.

Una riservatezza alimentata dal disagio di essere uscito, indenne, da un campo di sterminio nazista, rispetto a tanti altri poveri cristi che da quei luoghi non hanno più fatto ritorno. In seguito ha maturato l’idea che il silenzio non era la maniera giusta per onorare i compagni morti, perché il silenzio, nega la verità, cancella la memoria. Si è reso dunque testimone della storia.

Una storia atrocemente oltre che follemente ingiusta da tramandare ai giovani non per alimentare odio, quanto per costruire un mondo aperto alla pace e la fratellanza. Ora a 100 anni Michele Montagano seppure impegnato a presenziare incontri e cerimonie – nei prossimi giorni incontrerà di nuovo il Presidente Mattarella alla fine del suo settennato – non vuole essere considerato un “eroe” né un “monumento vivente”  ma un uomo sereno, affettuoso, socievole, gioviale che ha avuto la fortuna di una lunga vita intensa, vissuta in ogni suo momento con dignità e coraggio.

E’ una persona che intende condividere la gioia di riuscire a gustare tutto ciò che l’esistenza può riservare rimanendo fedele a se stesso e alla voce della propria coscienza. Vuole riservare questi suoi giorni, alla famiglia, agli amici, ai conoscenti anche a quelli con i quali non ha  maturato rapporti confidenziali, sperando che incontrandolo possano salutarlo con lo stesso affetto che sentono nei confronti dei loro nonni, zii, parenti,  anch’essi a vario modo  protagonisti della costruzione democratica del nostro Paese.