Durante il I-III sec.d.C. il fiume Eufrate rappresentò il confine orientale dell’Impero tardo romano, ovvero il cosiddetto limes, inteso come linea dinamica di frontiera culturale e geo-politica, avente funzione militare ma anche commerciale. La frontiera, pertanto, fu costituita dalle aree di interfaccia culturale che furono delineate dalla coesistenza, dall’interazione e dal conflitto di ideologie diverse che costituirono la base degli scontri avvenuti in età imperiale tra i Romani e le genti iraniche della Partia per il controllo del territorio attraversato dal fiume Eufrate. Se Roma occupò Dura Europos (sito nell’odierna Siria, al confine con l’Iraq) nel 165 d.C., ottenendo il controllo sull’area dell’Eufrate, grazie a Settimio Severo nel 194-195 d.C. e nel 197-199 d.C. ampliò l’estensione dell’area controllabile, oltrepassando il limite del fiume e determinando l’arretramento del popolo iranico dei Parti. Il vantaggio strategico ottenuto dai Romani sul territorio dell’odierno Iraq consentì loro di costruire la fortezza di Kifrin, progettata nell’ottica politico-militare di avanzamento e di rafforzamento della frontiera orientale dell’Impero.
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