Il sito risale al IV sec. a. C. ed ebbe il suo pieno sviluppo fino al VI sec. a. C. Copriva un’area di circa 50 ettari ed era circondato da mura.
Si trova tra i comuni di Busso e Baranello, in territorio montuoso, parallelo al massiccio del Matese, a pochi chilometri da Campobasso.
Il prof. Gianfranco De Benedittis lavora da anni nel sito di Monte Vairano, con i suoi studenti dell’UNIMOL, con passione e in puro spirito di volontariato, ed ha prodotto sui risultati delle sue ricerche, importanti pubblicazioni.
Il sito situato in un ampio e bellissimo bosco, in cui strutture già esistenti sono ormai in una situazione di completo abbandono e degrado.
Proprio per questo, stiamo lavorando ad un progetto – da presentare al MIBACT, alla Regione Molise, alla Provincia di Campobasso e ai Comuni interessati – di riqualificazione dello splendido parco, con una proposta di riqualificazione delle strutture dismesse e la realizzazione di nuove strutture, per incrementare l’offerta turistico-culturale.
Il che favorirebbe la conoscenza del sito archeologico.
Soprattutto la campagna di scavo 2017 a Monte Vairano ha messo in evidenza la veemenza dell’antagonismo romano verso il Sannio: la città è stata rasa al suolo nell’88 a.C. dalla violenza romana, finalizzata a una vera e propria damnatio memoriae.
Gli scavi 2017 hanno interessato la strada A e due cisterne.
La strada A era coperta da un metro e più di rovine gettate volutamente sul selciato al fine di rendere inutilizzabile la viabilità principale dell’abitato sannitico; i dati cronologici ricavati dai materiali rinvenuti confermano che l’abitato è stato distrutto nell’88 a.C. allorché il dittatore romano Lucio Cornelio Silla penetrò con le sue truppe nel Sannio distruggendolo.
I lavori hanno permesso di portare alla luce una grande cisterna per la raccolta dell’acqua larga 7 x 9 m e profonda più di 3 m; anche in questo caso la soluzione romana adottata per disintegrare ogni possibile rinascita dell’antico abitato è stata ottenuta riempiendo la cisterna con le rovine determinate dall’incendio delle case circostanti.
Imponenti appaiono le strutture per la raccolta dell’acqua: con la campagna di scavo 2017 è stato portato alla luce il canale di adduzione della cisterna maggiore dell’abitato: delimitato da robusti muri in opera poligonale alti più di due metri e larghi tre; anche in questo caso sepolti sotto un metro di rovine.
Tra gli aspetti che maggiormente rendono importante lo scavo di quest’area è la sorprendente documentazione di un’attività commerciale di ampio respiro in grado da sola di mettere in crisi tutti i giudizi negativi espressi sull’economia del Sannio interno sia da autori antichi che moderni.
Lo scavo ha già restituito materiali provenienti da tutto il Mediterraneo tra cui una decina di bolli greci di anfore vinarie provenienti da Rodi che, se associati agli altri rinvenuti nelle precedenti campagne di scavo, alle anfore tunisine e marsigliesi, alla monetazione di città che si affacciano sull’Adriatico orientale (Pharos, Apollonia ,Cartagine, Thasos nell’Egeo e Ebusus nelle Baleari) ci consentono di capire come i Sanniti abbiano potuto reggere economicamente quattro secoli di conflitti con Roma.
La Sipbc Onlus-Molise ha il patrocinio del sito archeologico di Monte Vairano, come si evince dal cartello posizionato all’ingresso degli scavi.
Visto il disinteresse delle istituzioni nei confronti di questo prestigioso bene culturale, è stata messo in atto una campagna di sensibilizzazione che ha coinvolto le maggiori aziende del Molise e anche di altre regioni, che stanno effettuando varie donazioni.
I contributi più sostanziosi sono stati, fino ad ora, quelli della Fondazione Roma Terzo Pilastro Italia e Mediterraneo e della Banca Popolare delle Province Molisane, che svolge una costante attività di sostegno a supporto delle iniziative culturali della regione e da tempo si prodiga per il prosieguo dei lavori di scavo di questo straordinario sito archeologico. Recentemente ha pubblicato uno splendido libro sul sito e il ricavato delle vendite è tutto a beneficio Del sito di Monte Vairano.

