La Cripta dell’abate  Epifanio a S. Vincenzo al Volturno nel Molise
La Cripta di Epifanio, abate dall’824 all’842 nel monastero di S. Vincenzo al Volturno, è uno dei gioielli della cul­tura reli­giosa altomedioevale in Europa. Al suo interno, estremamente picco­lo, è conser­vato il più importante ciclo di affreschi occidentale del IX secolo, mi­racolosamente sopravvissuto alla devastazione sara­cena dell’881, ai guasti del tempo ed all’incuria degli uomi­ni.
Fin dal 1832, quando un contadino arando il terre­no la scoprì, è stata oggetto di molteplici ed accurati studi che hanno permesso di scoprire, anche con diversi­ficate in­terpretazioni, i significati e le motivazioni del ciclo pitto­rico.
Il libro dell’Apocalisse, detto pure della Rive­lazione dalla parola con cui comincia, fu scritto dall’apostolo Giovanni l’Evangelista quando era in esilio nell’isola di Patmos verso l’anno 95, durante la persecuzione di Do­miziano. Si ri­chiama alle parole di Cristo che prometteva il trionfo dopo la tempesta e ri­prende il tema della Resurrezione che cul­mina nel giorno del grande Giudizio quando Iddio sarà vendicatore e premio degli eletti.
Nella seconda metà dell’VIII secolo Ambrogio Autperto, arci-cancelliere della corte di Pipino il Breve, scrisse un Commentario all’Apocalisse di S. Giovanni che fu trascritto in tutti mona­steri europei, tant’è che le poche copie me­dioevali che oggi ci rimangono si trovano ad Oxford (proveniente dall’Abbazia benedettina di S. Dionigi di Pa­rigi), a Padova, a Shaffausen, a Valencia, a Benoit-sur-Loire.
Autperto era stato mandato nell’Italia meridionale a cono­scere la situazione poli­tica del monastero di S. Vincenzo al Volturno, uno dei più importanti dell’epoca, do­ve si fece monaco e nel 771 vi fu eletto abate.
Autperto ebbe grande fama al suo tempo per aver posto la questione della centralità della Madonna nel processo di salvezza dell’uomo. Scrisse alcuni trattati, fondamentali nella storia del Cristianesimo, sull’Assunzione di Maria al Cielo.
Appare evidente che gli insegnamenti di Aut­perto abbiano avuto immediato riflesso soprattutto in S. Vincenzo al Volturno ed abbiano influito in ma­niera determinante sulla formazione spirituale degli abati che vennero dopo di lui, come Josue (792-817), la cui sorella sposò Ludovico il Pio, figlio di Carlomagno, e soprattutto Epi­fanio (824-842), al quale si deve il merito di aver commissionato grandi lavori pittorici ispi­rati all’Apocalisse tra cui quelli della cripta che prese il suo nome per essere stata anche la sua tomba.
Alcune recenti considerazioni ci aiutano a capire quale sia stato il processo che ha portato alla formazione, alle sorgenti del Volturno, di un ambiente così particolare nel grande panorama della cultura pittorica dell’intero bacino mediterraneo.
Le pitture della cripta di Epifanio sono di difficile interpretazione per la grande quantità di significati che vi si nascon­dono. Il tema fondamentale è la Resurrezione dei corpi mediante il sacrificio di Cristo, ri­ve­lata nell’Apocalisse di S. Giovanni. Il racconto iconografico è introdotto dalla raffigurazione di S. Anastasia che richiama l’Ana­sta­sis (in greco Resurrezione) e viene esplicitato con la teo­ria delle Sante Martiri e con i Santi Lorenzo e Stefano,  durante il martirio da una parte e nella gloria di Dio dall’altra.
Il momento che anticipa l’apertura del settimo sigillo apo­calittico è sintetizzato negli Arcangeli che trattengono i venti, per ordine dell’Angelo che possiede il Sigillo del Dio Vivente, sovrastati dalla Madonna Imperatrice, Madre di Dio.
Sulla parete opposta l’Annunciazione e la Natività, con le levatrici Salome e Zelomi, richiamano il miste­ro della Verginità della Madre di Dio, prima e dopo il parto, e con­fermano il ruolo di Maria, rappresentata nei panni di una Regina in un clipeo stellato.
Il momento drammatico della Crocifissione, su cui piange Gerusalemme con il capo cinto da una corona turrita,  vede presente insieme alla Madonna e S. Giovan­ni, anche l’abate Epifanio.
Il sepolcro scoperchiato dall’Angelo e l’immagine del Cri­sto risorto insieme a Lorenzo e Stefano, riconducono fisi­camente all’unica fonte di luce della cripta, dove la lu­mi­nosità naturale si confonde con la mano dell’Eterno che, squarciando le tenebre, costituisce l’elemento ispiratore di tutta la Rivelazione.
Viene poi spiegato in termini architettonici e spaziali la doppia natura di Cristo: quella divina e quella umana. La posizione particolare del Cristo della Verità Rivelata, infatti, va giudicata in funzione delle due direttrici luminose che si in­crociano. Da una parte quella divina, della Luce che si identifica con l’Eterno e coincide con l’asse lon­gitudinale della cripta, e dall’altra quella umana, di Cristo che è figlio di Maria e co­incide con l’asse trasversale dove compare la Madonna assisa al centro del cielo e la Ma­donna terrena che riceve l’annunzio dall’Angelo Gabriele.
In questo straordinario contesto assume particolare signifi­cato la presenza di Epifanio che si fa ritrarre nell’unica scena dove sono contemporaneamente Cristo, la Madonna e, soprattutto, S. Giovanni.
Si tratta per Epifanio di una ve­ra e propria trasposizione temporale al momento che pre­cede immediatamente la morte di Cristo, quando questi pronuncia le ultime parole: Madre ecco tuo figlio, figlio ecco tua madre.
Egli si riconosce in S. Giovanni al quale attribuisce le capacità di comprendere le Rivelazioni divine, fuori dei limiti tempo­rali.
Ma se le immagini di Cristo, della Madonna e di S. Gio­vanni assicurano, secondo la concezione cristiana premil­lenaria, la loro presenza fisica nella cripta, altrettanto deve dirsi degli Arcangeli e delle altre figure rappresentate.
La Cripta è perciò un ambiente che significativamente si propone di annullare il tempo, unificando in un solo attimo (quello che precede il Giudizio Finale) i mo­menti fonda­mentali della storia della Cristianità, di cui fa parte anche l’esistenza terrena di Epifanio e della sua co­munità mona­stica, che vuole essere fisicamente presente nell’attimo che anticipa il Giudizio Finale e la Resurrezione dei Giusti.
La Cripta è il luogo dell’attesa dell’Anastasi. E’ il luogo do­ve Epifanio ha voluto anticipare la visione apocalittica dell’attimo che precede la ricongiunzione del corpo all’anima.
Per cogliere il senso apocalittico della Cripta, si deve far ri­ferimento fisico proprio al luogo esatto della sepoltura che è posta al suo interno, abbassando il punto di vista all’al­tezza del defunto. Solo da quel punto si scoprirà la po­tenza espressiva ed il senso globale delle pitture.
Le velature della morte risultano squarciate dalle visioni profetiche sulla immortalità dell’anima simboleggiate dalle due aquile poste in posizione assiale. Subito sopra si stende la sezione della terra sulla quale la vita comincia a germo­gliare con la figurazione dei papaveri. I quattro arcangeli costituiscono i pilastri del firmamento su cui campeggia con il suo potere imperiale la Madonna madre di Dio. Al disotto di essa, proprio di fronte alla sepoltura il clipeo imperiale evidenzia l’arrivo dell’Angelo-Cristo Ven­dicatore con il Sigillo del Dio Vivente, mentre a destra e sinistra si sviluppa la teoria dei Santi Martiri. Infine, pro­prio sulla testa del sepolto, diviene dominante la figura del Cristo che lo guarda dall’alto mentre tiene aperto il libro della Rivelazione.
In quel luogo Epifanio, prima di esservi sepolto, aveva la possibilità di anticipare la visione finale del Giudizio, ponendosi in prima fila nell’attesa del ricon­giungimento delle spoglie terrene alla sua anima nel momento della discesa della Gerusalemme Celeste esattamente nel luogo in cui si trovava il suo corpo.