Autore: Paolo Di Lella

XIII Edizione – Presentazione calendario 2026

Siamo alla tredicesima edizione del nostro calendario e questo è un impegno
che porteremo avanti nel tempo.
Il 2026 è molto importante per noi, in quanto ricorre il ventesimo anno della
fondazione della SIPBC ONLUS-MOLISE.
Sperando di fare cosa gradita a quanti, in questi anni, ci hanno seguito e
supportato con il loro interesse, abbiamo pensato di ripercorrere le tappe più
importanti del nostro percorso ventennale.
In ogni mese abbiamo riportato le locandine di alcuni eventi, operando,
naturalmente, una scelta tra i circa 200 che abbiamo organizzato.
In questa operazione, non facile, abbiamo individuato le varie tematiche di cui
ci siamo occupati, riguardanti il nostro Molise, l’Italia e il contesto
internazionale. Non abbiamo dimenticato le nostre pubblicazioni, i due
convegni internazionali e l’apposizione dello Scudo Blu della Convenzione
dell’Aja ad Altilia, Pietrabbondante, Larino e Isernia La Pineta.
Sperando che il nostro calendario sia gradito, ringraziamo di cuore quanti, nel
corso degli anni, ci hanno accompagnato, condividendo la nostra passione e
l’impegno per la tutela dei beni culturali,
Un ringraziamento particolare alla Banca Popolare delle Province Molise, per
il suo sostegno.

IL PRESIDENTE SIPBC ONLUS-MOLISE

Isabella Astorri

Le grandi assenti dell’arte – Donne sconosciute o dimenticate

 

Martedì 18 novembre 2025 ore 18

Circolo sannitico – sala Fratianni p.zza Pepe – Campobasso

 

E’ così raro trovare figure femminili nei manuali di Storia dell’arte che verrebbe
quasi da dire che le artiste donne, tranne rare eccezioni, non siano mai esistite. E’
accaduto anche per tante scienziate, matematiche, ingegnere, scrittrici, così come a
poetesse e musiciste di essere ignorate o rapidamente dimenticate.
Negli ultimi trent’anni, però, le cose stanno cambiando, la ricerca sta facendo
registrare un forte impulso grazie al quale riemergono figure dimenticate e con loro
tante bellissime opere, ma anche tante storie dolorose.
Oggi possiamo affermare che dalla preistoria ai giorni nostri le donne hanno sempre
contribuito allo sviluppo dell’arte mettendosi in gioco in prima persona. Sovente
avversate, hanno dovuto combattere contro pregiudizi sulle loro capacità inventive
e competenze tecniche. A volte sono state costrette a vivere nell’anonimato,
sopraffatte da padri, compagni e mariti che ne sfruttavano le doti e spacciavano per
proprie le loro opere. Anche nei conventi spesso le artiste non hanno potuto
apporre la propria firma a veri e propri capolavori.
Nella sua opera “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, et architettori” Giorgio
Vasari non ha potuto fare a meno di trattare la biografia di Properzia de’Rossi,
scultrice e intagliatrice di gemme agli inizi del Cinquecento,, esprimendo grande
ammirazione per lei e per quelle artiste che come lei erano “riuscite eccellentissime”
Senza andare troppo indietro nel tempo, nei secoli XVI-XVIII in Europa furono
moltissime le talentuose artiste di successo, acclamatissime al loro tempo e finite
però rapidamente nel dimenticatoio della storia:  Sofonisba Anguissola e le sorelle,
Judith Leyster,  Marietta Robusti,  Angelika Kauffmann, Michaelina Wautier  e Rachel
Ruysch, solo per citarne alcune.
Lo scopo dell’incontro è di fare luce sul rapporto donna-arte per incominciare a
ridurre le disparità di genere, ma soprattutto per iniziare a comporre un quadro più
articolato del panorama dell’arte che, mancando della componente femminile, ad
oggi risulta monco e incompleto, in quanto carente di quei profili femminili che sono
stati determinanti per lo sviluppo della conoscenza e l’evoluzione del progresso

LA STORIA DELLA TAVOLA OSCA DI CAPRACOTTA\AGNONE

 

 

Giovedì 16 ottobre – Circolo sannitico – Campobasso

 

 

Vincenzino di Nardo, autore  di un interessante volume sull’argomento, è un medico, primario ospedaliero , ora in pensione.  E’ nato a Capracotta (IS), e pur se, per il suo lavoro, è stato lontano  dal suo paese, l’attaccamento alle sue radici, alle sue montagne è stato lo stimolo che lo ha spinto a ricercare ed approfondire storie e personaggi della sua terra.

La “Tavola Osca”, di cui ha ricostruito la storia, è stata la sua ricerca più appassionante.

L’autore ricostruisce le vicende di una tavoletta di bronzo del III-II  sec. a. C., con iscrizioni i n lingua osco-sannita, rinvenuta nel 1948 in un podere  del comune di Capracotta (IS), nell’Alto Molise.

Racconta le modalità del suo trasferimento al vicino comune di Agnone, la successiva vendita  al mercato  clandestino di Napoli, la transitoria comparsa  nella bottega antiquaria di Alessandro Castellani a Roma, fino alla destinazione finale; il British Museum di Londra.

Alla luce di documenti,affronta il problema dell’autenticità di una seconda Tavola, comparsa a distanza di 80 anni dal rinvenimento della prima e copia quasi perfetta di quest’ultima.

Questa la tesi del dott. Di Nardo sulla Tavola Osca. Altri studiosi hanno affrontato il tema e sono giunti a conclusioni diverse.

L’argomento, molto affascinante, sarà l’occasione per un vivace e interessante dibattito.

L’arch. Franco Valente racconta Fossalto

 

 

GIOVEDI’ 31 luglio – ORE 21,00 – Piazza don Antonio Pizzi–  FOSSALTO (CB)

L’arch. Franco Valente racconta  Fossalto

L’arch. Franco Valente, storico e critico d’arte, ci parlerà della storia, dell’arte e delle tradizioni di Fossalto, conducendoci attraverso i luoghi più suggestivi di questo piccolo centro in provincia di Campobasso, ricco di storia e di poco conosciuti tesori e che in origine era chiamato Fossaceca, di origine normanna.

E su “Fossaceca normanna” proprio l’arch. Valente ha pubblicato un accurato articolo nel 2010 e, inoltre, sempre sull’argomento, c’è l’opera in due volumi di don Antonio Pizzi, parroco del paese per cinquanta anni.

Il borgo antico conserva la sua struttura originale e vi spiccano vari monumenti di grande interesse, tra cui il palazzo baronale e le chiese di Santa Maria Assunta (con  il suo altare in marmo policromo e alcuni dipinti di Paolo Gamba) e di Sant’Antonio di Padova, in stile barocco e con uno splendido altare maggiore in legno intarsiato.

E c’è anche molto altro. Ma, al di là di questi monumenti, è interessante girare per tutte le strade del piccolo paese, dove si possono ammirare, su molte abitazioni, bellissimi portali in pietra realizzati da maestri artigiani locali.

Grazie alla Pro Loco, Fossalto è stata inclusa nella rete del “Passaporto del Molise, uno strumento di viaggio che guida i visitatori ad esplorare i tesori nascosti della nostra regione.

Si possono, in tal modo, scoprire storia, arte e tradizioni anche di questo piccolo borgo.

GIOVANNI MANOCCHIO – SCULTORE MOLISANO

 

GIOVANNI MANOCCHIO
SCULTORE MOLISANO
(Campobasso 1905 il 20 ottobre, 27 gennaio 1969)

 

Frequenta da giovanissimo lo studio d’arte del pittore Amedeo Trivisonno il quale lo indirizza subito all’arte del disegno e della pittura; Manocchio completa il ciclo di studi presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e si abilita all’insegnamento del Disegno e della Storia dell’arte nei Licei dove insegna la
maggior parte della sua vita. E’ stato uno scultore tra i maggiori dell’arte molisana. La sua scultura è orientata da un impressionismo molto accentuato, a volte caratterizzando il modellato anche con un “non finito” voluto.
La scultura di Giovanni Manocchio ha inizialmente un carattere decisamente classico e figurativo, ma subito ebbe delle radicali trasformazioni che lo portarono ad essere molto vicino agli impressionisti.
Con le sue sculture, infatti, Giovanni Manocchio, esplora in continuazione le peculiarità di tutti i materiali, in particolare di quelli più docili da modellare come l’argilla e il gesso.
Le sue opere danno il senso forte dell’impressione e di una notevole emozione a chi le osserva.

I canti del dolore rituale la Via Crucis, lo Zuchetazù e il Teco vorrei

 

GIOVEDI’ 10 APRILE – ORE 17.30 – CIRCOLO SANNITICO – “SALA Fratianni” CAMPOBASSO

I canti del dolore rituale
la Via Crucis, lo Zuchetazù e il Teco vorrei

Giovanni Mascia esplora un patrimonio che si è evoluto e trasformato nel tempo, pur rimanendo
un elemento importante della cultura cittadina.
A Sant’Antonio abate, chiesa barocca, di grande pregio, situata nel quartiere storico della città, si
celebrava la Via Crucis cantata, con versi attribuiti a Metastasio e musica di autori sconosciuti.
Estinta in loco, la tradizione, è stata ripresa dalle altre due chiese.
In primis dalla chiesa di Santa Maria della Croce, fulcro dei riti pasquali, tra cui il Settenario alla
Vergine Addolorata, con l’inno "O di Gerico beata" (lo Zuchetazù).
E poi dalla cattedrale della Santissima Trinità, dove in passato si cantavano le “Sette parole di Gesù
sulla croce” durante il Venerdì Santo, che oggi continua a essere contraddistinto dalla processione
del Cristo morto e dell’Addolorata, accompagnato dal coro del “Teco vorrei”, con versi
dell’introduzione della Via Crucis attribuita al Metastasio, adattati alla marcia funebre “Mater
dolorosa” di Michele De Nigris.
Questi riti costituiscono un patrimonio preziosissimo di una tradizione molto cara a tutti i
Campobassani, perché legata ad una delle ricorrenze più sentite, quella della settimana santa.

AGORA’ – OMBRE E STORIA NELLE PIAZZE DI AGNONE

Giovedì 13 marzo – ore 17.30

Circolo sannitico – Sala “Fratianni” – piazza Pepe CB

AGORA’ – OMBRE E STORIA NELLE PIAZZE DI AGNONE

La piazza, come spazio urbano e sociale, ha una storia lunga e complessa che si intreccia sempre con la storia degli insediamenti umani e con lo sviluppo delle comunità Agnone vanta una rilevante e ricca storia urbana: le sue piazze sono il cuore della vita cittadina e contengono testimonianze storiche molto significative.

I due studiosi, Italo Marinelli e Francesco Paolo Tanzy hanno compiuto,

con la collaborazione con vari storici agnonesi, un lavoro appassionante, consentendoci di riscoprire storie e aneddoti spesso dimenticati o anche ignorati dai più, ma che caratterizzano i luoghi dell’anima di una cittadina ricca di storia, arte e cultura, che fu definita già dal XVI secolo da Carlo Sigonio, una delle “ più cospicue città del Regno di Napoli”e, più tardi, dal celebre dantista campobassano Francesco D’Ovidio “la più colta ed arguta città del Molise”

Presentazione calendario 2025 della SIPBC ONLUS MOLISE

 

Campobasso – 16 dicembre – ore 18.00 – Associazione “Malatesta – via Muricchio –

 

Campobasso e la STREET ART

La Street Art, per anni vista come una forma di vandalismo, oggi è, a ragione, considerata una vera e propria forma d’arte. Varie sono le motivazioni che spingono gli artisti: per lo più c’è un desiderio di denuncia sociale, ma le opere sono anche spesso frutto di spontanea ispirazione artistica

Questa forma d’arte, ormai diffusa ovunque, trova a Campobasso delle espressioni di grande intensità artistica e valore sociale.

Il quartiere S. Giovani, soprattutto, ha ormai cambiato aspetto:  grandi palazzi si sono trasformati in vere opere d’arte, grazie ai numerosi murales di grandi autori, da Blu, con le sue denunce sociali, a Macs che esprime l’ambiguità del potere, da Jojs a Zed , solo per citarne alcuni. Per non parlare di Peeta, nome d’arte di Manuel De Rita, che ha realizzato su una parete di un palazzo di sei piani in via Liguria un murales considerato uno dei più belli al mondo.

E’ una bellissima possibilità far conoscere e comprendere ai nostri concittadini una forma d’arte, grazie alla quale, una periferia, triste e anonima distesa di cemento, sia diventata un vero e proprio museo a cielo  aperto, che ci incanta per la bellezza e nello stesso tempo ci offre importanti spunti di riflessione.

Anima di questa attività è l’associazione Malatesta, nata nel 2004, che ha come obbiettivo la realizzazione di eventi sportivi, ricreativi e culturali per l’esclusivo soddisfacimento di interessi collettivi…. E molte sono state le iniziative in tal senso.

Per quanto riguarda specificamente la street art, va ricordato il progetto Drawe the line, un festival che si svolge dal 2001 e ha visto la partecipazione di artisti straordinari, famosi e non. Con queste iniziative si propone alla città di Campobasso un progetto di arte urbana che mira ad una rigenerazione degli spazi cittadini, mediante il linguaggio dell’arte. Sono nate in città moltissime opere che hanno dato nuova linfa a quartieri periferici del capoluogo molisano. Negli ultimi anni il progetto DTL ha stimolato una grossa curiosità nelle varie componenti cittadine, in particolare sono cresciute le collaborazioni con istituti scolastici e associazioni.

I primi graffiti nella città di Campobasso risalgono agli anni 80. Alcuni giovani del capoluogo, dopo esperienze universitarie fuori regione, hanno dato forma alle prime tags sui muri della città. Incomprensibili per tanti e considerati da molti atti vandalici. Si iniziano a formare diverse crew di writers legate fortemente alla cultura hip hop che si contendono i muri delle strade cittadine. Spuntano le prime tags, PASTEI, DHARMA, NMK, CHIESI, pionieri della scena campobassana che hanno ispirato tanti altri giovani writers a praticare questa discipline.

Nel corso degli anni, i writers campobassani aumentano esponenzialmente e in città si sente sempre più la necessità di nuovi spazi da colorare. Nel 1999 lo spazio del Romagnoli viene autorizzato legalmente e, oltre a quelli locali, arrivano artisti da fuori regione e la città si arricchisce sempre più di opere di gran pregio.

Si realizza così l’impegno dell’Associazione Malatesta: riqualificare alcune aree della città, riaccendere una luce in quei luoghi pubblici, spesso simboli dell’arroganza e del degrado.

LA FONDAZIONE DELL’UNIVERSITA’ FEDERICO II NELLA STORIA DEL REGNO DI NAPOLI (1224-2024)

 

Mercoledì 13 novembre – ore 17.00

UNIMOL – SALA FERMI – BIBLIOTECA D’ATENEO
“LA FONDAZIONE DELL’UNIVERSITA’ FEDERICO II
NELLA STORIA DEL REGNO DI NAPOLI (1224-2024)”

Ottocento anni fa, Federico II, re di Sicilia e imperatore, fondò a Napoli la più antica Università statale. ed è un importante primato.
Non è che non vi fossero nel 1224 altre Università. Si chiamavano comunemente Studi e si erano costituite come corporazioni spontanee di studenti o di maestri, comunque sempre connesse alle istituzioni ecclesiastiche o ai comuni.
Quella di Napoli era laica, emanazione del sovrano, a cui erano sottoposti rettori e insegnanti. C’erano al tempo grandi università in Europa, come Oxford o Parigi, ma non erano state create dai sovrani.
Quella di Napoli è il primo caso di un sovrano che fonda un’Università, non tollerando , come dice lo stesso Federico nella lettera di fondazione, che i propri giovani sudditi vadano a studiare fuori del regno.
Nel corso dei secoli, grandi passi fece l’Università di Napoli, perché tutti i sovrani che si sono succeduti, hanno provveduto a mantenerla e rafforzarla. Oggi sono prestigiosi i vari indirizzi dell’Ateneo, dalle facoltà scientifiche all’economia alle scienze umane. Notevole passo avanti sul piano sociale, negli ultimi anni, è stata l’apertura al territorio. grande progetto che si è realizzato nel 2022: la sede della facoltà di medicina a Scampia, luogo tristemente famoso per il suo degrado. E la cosa ha un grande significato: una decisa inversione di rotta, nel quartiere di Gomorra.

Charles Moulin – Un Naturalista che ha prediletto la natura del Molise

 

Lunedì 16 settembre ore 18.00

Sala Convegni Hotel S. Giorgio Via Insorti d’Ungheria- CB

“Charles Moulin – Un Naturalista che ha prediletto la natura del Molise”

Il relatore, avv.Roberto Fiocca  collezionista e biografo di Moulin, conobbe da bambino l’artista, quando viveva sulle nostre montagne. Moulin, nato  a Lilla, in Francia, studiò a Parigi. Ebbe rapporti  con i grandi artisti del tempo , tra cui Matisse e Moreau . Vinse vari premi e raggiunse una grande notorietà, ma lasciò la Francia e il successo e decise di vivere in Molise, sulle Mainarde, affascinato dalla splendido paesaggio delle nostre montagne. Si costruì un rifugio in pietra e continuò sempre a dipingere, ritraendo le persone di Castelnuovo al Volturno, di Scapoli  e del circondario.

Non possiamo collocare Moulin in una corrente, in un movimento artistico.

Egli si mosse tra realismo, impressionismo e simbolismo, pur non appartenendo a nessuno di questi . La sua è un’arte unica e il suo fascino sta proprio nell’essere soltanto se stessa.