Autore: Rocco Diana

Neolitico, alla luce degli ultimi ritrovamenti archeologici, preistoria o storia? – Mercoledì 14 aprile 2021 ore 21.00

 

Il Neolitico è il periodo preistorico che fa seguito al Mesolitico e termina con l’età dei metalli. Si contraddistingue per le notevoli innovazioni litotecniche, per l’uso della levigatura nella lavorazione della pietra, ma soprattutto per i sostanziali mutamenti nel modo di vivere dell’uomo. Il più importante di questi mutamenti è costituito dal passaggio da un’economia basata principalmente sulla caccia e la raccolta, ad un tipo di economia produttiva basata sull’agricoltura e l’allevamento degli animali. Infatti, intorno alla metà dell’VIII millennio a.C.si giunse alla coltivazione di cereali in una vasta zona compresa tra l’Anatolia orientale, il nord dell’Iraq, la Palestina e l’ovest dell’Iran. Tra gli animali, la prima ad essere addomesticata fu la pecora intorno al 9.000 a.C., il maiale agli inizi del VII millennio a.C., il bue risultava già presente come animale domestico alla metà del VII secolo a.C. nella regione della Tessaglia. Tra il VII ed il VI millennio, queste innovazioni raggiungono anche l’Africa del nord iniziando a diffondersi anche in Europa. Nelle epoche precedenti e anche successive al Neolitico, i contenitori necessari alla vita quotidiana, venivano generalmente costruiti con materiali deperibili quali legno, vimini, pelle, ecc. Purtroppo, solo eccezionalmente ed in condizioni territoriali particolari possono essere rinvenuti durante gli scavi oggetti prodotti con questi materiali. Con l’invenzione della ceramica avvenuta nel Neolitico, e grazie alla resistenza di questo tipo di materiale, viene consentito di seguire l’evoluzione, gli scambi, i gusti e le mode degli uomini vissuti in quel periodo. La ceramica costituisce infatti il miglior strumento per riconoscere e suddividere le varie culture neolitiche. Gli insediamenti assumono dimensioni sempre maggiori e divengono più stabili. Per ricavare maggiori porzioni di terreni coltivabili in zone boschive, si procedeva con il disboscamento tramite l’incendio di una parte di bosco. Le prime piante commestibili coltivate nel Neolitico furono il grano, il miglio, l’orzo e in epoca successiva le fave, i piselli, le lenticchie ed il lino. Inizialmente per la semina si usava praticare dei fori sul terreno utilizzando delle zappe realizzate in pietra o in corno e, successivamente con i primi tipi di rudimentali aratri. Per mietere venivano adoperati dei falcetti composti da un supporto in legno nel quale erano inserite una serie di lamette di selce. I semi ricavati dalla trebbiatura, venivano successivamente frantumati utilizzando macine in pietra e pestelli, divenuti utili indicatori della pratica agricola. Parte del tempo veniva dedicata all’accudimento degli animali, all’edificazione e alla costruzione delle capanne, oppure al confezionamento degli abiti in pelle. La tessitura della lana e delle fibre di lino è testimoniata dal ritrovamento di fusaiole e pesi da telaio, che comparvero solo sul finire del Neolitico. Nello stesso periodo apparirono le asce levigate; esse erano ottenute da ciottoli in pietra verde levigata con sabbia e acqua al fine di ottenere un lato tagliente. La selce con la quale venivano fabbricati gli utensili da taglio proveniva molto spesso da luoghi situati lontano dagli abitati. Ciò fa pensare che molto probabilmente esistevano dei gruppi di cavatori che si dedicavano esclusivamente all’estrazione ed al commercio di questa materia prima. A partire dal V millennio a.C. si sviluppa il commercio dell’ossidiana, un materiale estremamente prezioso in quel periodo e dal quale si ricavavano lame estremamente taglienti. Questo vetro vulcanico veniva estratto da giacimenti presenti solo in poche isole: le Eolie, la Sardegna, l’isola di Pantelleria e Ponza nell’attuale territorio italiano e sull’isola greca di Melos in Egeo. La sua diffusione investe tutta l’Europa preistorica. Con l’analisi delle sue componenti si può risalire alla regione di provenienza e di conseguenza diventa possibile disegnare una mappa degli scambi e dei contatti avvenuti. Durante il Neolitico veniva praticato dalle popolazioni neolitiche mediterranee, il culto di una divinità femminile, il culto della fertilità. Già praticato dalle popolazione del Paleolitico Superiore, stava a simboleggiare la fecondità non solo umana ma anche della terra. Numerose statuette con sembianze femminili e denominate Veneri, sono state rinvenute nella maggior parte dei siti neolitici mediterranei. Mentre nelle epoche precedenti del Paleolitico e del Mesolitico i morti venivano sepolti in posizione supina, nel Neolitico venivano sepolti adagiati su di un fianco, quasi in posizione fetale. Nel Neolitico antico, le sepolture sono prive di corredo funebre e deposte in semplici fosse scavate nel terreno. Nel Neolitico più recente il corpo veniva deposto in una specie di cassa realizzata con lastre di pietra o in una fossa delimitata da pietre disposte in circolo. La struttura degli abitati neolitici mostrano notevoli diversità dovute, oltre che dal tipo di organizzazione socioeconomica dell’insediamento, anche dalle condizioni ambientali e geomorfologiche del sito prescelto. Nell’Italia settentrionale solitamente le comunità erano composte di pochi elementi, mentre nel centro e nel sud erano più numerosi. Solitamente, in pianura venivano scelti i terreni più elevati al fine di permettere un più veloce scorrimento delle acque piovane sia dal centro abitato che dai campi coltivati. Il Neolitico Medio segna la nascita della cultura detta dei Vasi a Bocca Quadrata, intorno al IV millennio a.C., che ha il proprio sviluppo in tutte le regioni dell’Italia settentrionale. Sulla base dei diversi stili e delle decorazioni della ceramica, essa viene suddivisa in tre fasi cronologiche: l’Antica, che presenta decorazioni graffite o leggermente incise; la Media, con decorazione excise con motivi a spirali e meandri; la Finale, con decorazioni impresse e incise. Quest’ultima fase è limitata unicamente all’est della Lombardia, e al Triveneto, mentre le altre regioni settentrionali sono ormai interessate ad una nuova fase culturale detta Cultura della Lagozza. Considerata di provenienza occidentale per via delle affinità con le contemporanee culture sviluppatesi in Francia ed in Svizzera, viene inquadrata cronologicamente nel Neolitico Superiore. I caratteristici vasi in ceramica levigata di colore nero lucido, sono spesso privi di anse e talvolta dotati di prese a tubercoli forati. L’affermarsi di questa cultura coincide con i primi secoli del III millennio a.C. e la sua durata varia a seconda delle zone di espansione.

Per seguire il webinar “Neolitico, alla luce degli ultimi ritrovamenti archeologici, preistoria o storia?” è necessario effettuare l’iscrizione al seguente indirizzo:

https://attendee.gotowebinar.com/register/3124379252445772555

 

Il cibo come patrimonio della comunità – Mercoledì 7 aprile 2021 ore 21.00

 

 

La conferenza inquadra il cibo e la gastronomia quale patrimonio materiale ed immateriale di una comunità capace di esprimere il nesso natura-cultura caratterizzante la specificità di una comunità. In tal senso, sulla base dell’esperienza di ricerca, si evidenzia come valorizzare questo patrimonio, introducendo nello specifico le azioni svolte dall’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche

Per seguire il webinar “Il cibo come patrimonio della comunità” è necessario effettuare l’iscrizione al seguente indirizzo:

 

https://attendee.gotowebinar.com/register/4399111251981578511

I 44 di Unterlüss: gli ufficiali IMI che sfidarono i nazisti

 

Dopo l’8 settembre 1943, soldati e ufficiali dell’Esercito italiano vennero posti di fronte alla scelta di continuare a combattere nelle file dell’esercito tedesco o, in caso contrario, essere inviati in campi di detenzione in Germania. Solo il 10 per cento fu favorevole, gli altri vennero considerati “Internati militari” e non prigionieri di guerra (per non riconoscere loro le garanzie delle Convenzioni di Ginevra) e dall’autunno del 1944 alla fine della guerra vennero rinchiusi in campi di concentramento, spogliati della divisa, affamati, umiliati. Dice di loro il noto giornalista Aldo Cazzullo “costretti al lavoro coatto in condizioni disumane, un gruppo di ufficiali protesterà incrociando le braccia, sfidando la Gestapo tra la vita e la morte. Da questa schiera uscirono 44 volontari, per sostituirsi a 21 compagni scelti per una decimazione dimostrativa. Saranno puniti con la detenzione presso Unterlüss, campo degno di un girone dantesco … Ho avuto la fortuna di incontrare uno dei quarantaquattro al Quirinale, nel Giorno della Memoria. Si chiama Michele Montagano, è un personaggio straordinario”

E il dott. Michele Montagano, che la SIPBC Molise si onora di avere come socio, parlerà della sua dolorosa e incredibile esperienza, quando da ufficiale degli Alpini visse la prigionia, schierandosi contro i tedeschi dopo l’Armistizio del 1943.

Per seguire il webinar “I 44 di Unterlüss: gli ufficiali IMI che sfidarono i nazisti” è necessario effettuare l’iscrizione al seguente indirizzo:

https://attendee.gotowebinar.com/register/4139209792854713099

Introduzione alla Protezione dei Beni Culturali

 

Problemi sociali e climatici, criminalità organizzata, conflitti armati. Questi sono solo alcune delle possibili minacce che singolarmente o congiunti possono esporre i luoghi della cultura al rischio di essere danneggiati o depredati. Ma come si possono mitigare, gestire o prevenire questi rischi?

Il workshop online “Introduzione alla protezione dei beni culturali” si focalizzerà su quali sono le minacce che possono colpire il settore dei beni culturali, in che forma queste si manifestano, e quali sono le azioni da intraprendere per gestire le situazioni di rischio aiutando a prevenire danni e/o perdite irreparabili al patrimonio culturale.

Grazie ai contenuti trattati, supportati da casi studio e alcuni esercizi pratici, i partecipanti acquisiranno una maggiore comprensione e conoscenza dei seguenti aspetti:

  • Minacce, quali sono e come riconoscerle
  • Metodologie d’attacco
  • Consapevolezza situazionale
  • Metodi di sorveglianza
  • Efficaci prassi operative

Offerta speciale per i soci SIPBC

Sul costo di £ 60 (€. 69,95) uno sconto speciale è stato riservato per i soci della SIPBC che fossero interessati a iscriversi al workshop. Un codice promozionale sarà inviato tramite email a coloro che manifesteranno il proprio interesse a partecipare all’evento scrivendo a info@sipbc.it

Destinatari

Questo evento è particolarmente indicato per curatori e assistenti, personale d’accoglienza, sorveglianti, guardie museali, volontari.

Particolarità del workshop

Questo programma è stato certificato dall’ente Servizio di Certificazione per il Continuo Sviluppo Professionale (Continous Professional Development Certification Service – CPD). Questo significa che il contenuto e la struttura del workshop sono stati valutati e approvati per aver rispecchiato i criteri necessari a garantire lo sviluppo professionale di individui che operano nel settore dei beni culturali.

Al termine dell’evento, un attestato di partecipazione verrà rilasciato a tutti i partecipanti tramite email.

Relatore

Valentina Sabucco gestisce la programmazione e sviluppo di corsi incentrati sulla protezione dei beni culturali, e fornisce consulenza a istituzioni culturali su come progettare o implementare i loro sistemi di sicurezza da un punto di vista fisico, tecnico, ed operativo. Lavora come consulente presso la Trident Manor Limited, un’organizzazione specializzata in servizi di consulenza sulla sicurezza e gestioni rischi, con sede a Darlington (UK) ma operante in tutto il mondo. E’ social media manager dell’International Arts and Antiquities Security Forum, collabora con Kermes Restauro, ed è membro di ICOMOS Italia. Laureata con il massimo dei voti all’Università Cattolica di Milano con una tesi in lettere classiche, ha poi conseguito un Mater of Practice (MPrac) in Heritage Studies presso l’Università di Newcastle upon Tyne. Per due anni ha lavorato nel Segretariato della Blue Shield International e UK Blue Shield (di cui ora fa parte come Observer), e ha svolto esperienze di volontariato presso musei, siti culturali e istituti di ricerca come il sito UNESCO World Heritage di Durham e il Maniscalco Heritage at Risk Documentation Centre. Per il suo impegno e forte interesse per la protezione dei beni culturali, Valentina è stata selezionata dall’UNESCO a partecipare come rappresentante giovani all’11th UNESCO Youth Forum tenutosi a Parigi nel Novembre 2019. Da allora, è co-coordinatore del progetto, in fase di sviluppo, UNESCO Global Youth Community.

Diocesi di Tortona – Corso di formazione per volontari diocesani dei Beni Culturali 2021

 

L’Ufficio Beni Culturali diocesano di Tortona ha intrapreso il progetto di volontariato culturale “Chiese Aperte”, esattamente dal 2011, con l’obiettivo di formare dei volontari che fanno sentire “atteso” ogni visitatore che vorrà entrare nei beni ecclesiastici.
Per il coordinamento del progetto si sono affidati alla  Delegazione del Tortonese della nostra Associazione, e nel 2020 il circuito era composto da ventitré “Chiese Aperte”, a cui si aggiungono i due musei diocesani di Tortona e di Rocchetta Ligure.
Come nei corsi precedenti, è stato scelto un periodo da trattare e alcuni edifici che ben rappresentassero dal punto di vista artistico il tema di quest’anno e cioè l’arte Barocca. 

 

 

Il corso di formazione per i volontari inizierà con tre lezioni teoriche on line che si terranno il martedì sera, alle ore 21, nelle giornate del 9 febbraio, 23 febbraio e 2 di marzo.

Durante la prima lezione del 9 febbraio sarà presentato il corso ed interverrà come docente la dott.ssa Grazia Di Natale, Incaricata Diocesana per i Beni Culturali della Diocesi di Genova e recentemente nominata Delegata Regionale per i Beni Culturali e l’Edilizia di Culto della Conferenza Episcopale Ligure, di cui fa parte anche la Diocesi tortonese. Specializzata nello studio dei tessuti, Grazia di Natale tratterà il barocco attraverso i paramenti liturgici che appartengono ad alcune chiese della Diocesi di Tortona. Quello sui paramenti è un argomento poco conosciuto, la lezione ci permetterà di apprezzare alcuni degli esempi più significativi di questa tipologia di manufatto artistico, spesso parte consistente e non visibile del patrimonio delle nostre parrocchie.

La seconda lezione, martedì 23 febbraio, ci porterà virtualmente nell’Oltrepò pavese, più esattamente a Broni e a Portalbera. Ad illustrarci la Basilica di San Pietro di Broni e la parrocchia di Maria Vergine Assunta in Portalbera, luoghi del barocco, sarà la prof.ssa Alda Guarnaschelli, storica dell’arte.

Nella terza lezione, martedì 2 marzo, con la prof.ssa Anna Paola Arisi Rota, storica dell’arte, parleremo del Duomo di Voghera. Tra le diverse fasi costruttive che hanno portato alla realizzazione di quel scenografico edificio, punto focale nella piazza centrale della città, verranno prese in esame l’architettura e le opere d’arte che meglio rappresentano il Barocco in San Lorenzo.

Le lezioni on line saranno aperte non solo ai volontari iscritti al progetto, ma anche a chi volesse solo passare una serata diversa per semplice curiosità e per la voglia di conoscere qualcosa in più sul Barocco in Diocesi di Tortona.

Per chi fosse interessato iscriversi al progetto può contattare l’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Tortona dal lunedì al venerdì mattina dalle 9 alle 12 telefonando al numero 3382638926 oppure inviando una mail a beniculturali@diocesitortona.it.

Per seguire il webinar della lezione del 2 marzo “Arte barocca nel Duomo di Voghera”, è necessario effettuare l’iscrizione al seguente indirizzo:

https://attendee.gotowebinar.com/register/6507052063446319628

 

Un racconto storico del Molise: pagine di novecento molisano.

Pagine di Novecento molisano nelle tre edizioni sinora edite, rappresenta un progetto scientifico-editoriale che si pone l’obiettivo di ricostruire, con rigore metodologico le vicende, le biografie nonché i contorni sociali, politici ed economici caratterizzanti il processo storico del Molise e, dalla nuova edizione in fase di pubblicazione, anche del Mezzogiorno d’Italia, in epoca contemporanea.

Il coordinamento scientifico del progetto è affidato, sin dalla prima edizione, alle cattedre di Storia Contemporanea dei corsi di laurea di Scienze politiche dell’Università degli Studi del Molise. Il gruppo di ricerca, al suo interno, può vantare la compartecipazione di docenti affermati a livello nazionale ed internazionale, di ricercatori esperti e di promettenti studiosi delle discipline storiche. Tale opzione di interscambio esperienziale e generazionale è favorita ulteriormente dalle differenti aree tematiche, approfondite dalle attività di ricerca condotte da ciascuno dei componenti del gruppo di ricerca.

Proprio l’incastonamento delle peculiarità e delle attitudini di ricerca scientifica degli autori è l’elemento in grado di conferire a Pagine di Novecento Molisano e del Mezzogiorno un indubbio valore specifico all’interno della storiografia contemporanea.

 

 

Per partecipare al webinar è necessario iscriversi al seguente indirizzo:

https://attendee.gotowebinar.com/register/8379679794591546894

La fondazione della SIPBC e il fondatore Gen. Arturo Marcheggiano

In occasione del 25° anniversario della costituzione della Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali, Venerdì 5 febbraio alle ore 21.00 si svolgerà un webinar dal titolo “La fondazione della SIPBC e il fondatore Gen. Arturo Marcheggiano”.

Relatori:

Prof. Angelo Biondi – Vice Presidente nazionale SIPBC

Dott. Massimo Carcione – Membro Comitato scientifico SIPBC – Ricercatore Maniscalco Center

 

 

 

Per poter partecipare al webinar effettuare l’iscrizione al seguente indirizzo:

https://attendee.gotowebinar.com/register/6411927814421656591

 

Ceramica, popoli e confini culturali nella Mesopotamia partica: la prospettiva romana durante il II sec. a.C. e il III sec. d.C.

Durante il I-III sec.d.C. il fiume Eufrate rappresentò il confine orientale dell’Impero tardo romano, ovvero il cosiddetto limes, inteso come linea dinamica di frontiera culturale e geo-politica, avente funzione militare ma anche commerciale. La frontiera, pertanto, fu costituita dalle aree di interfaccia culturale che furono delineate dalla coesistenza, dall’interazione e dal conflitto di ideologie diverse che costituirono la base degli scontri avvenuti in età imperiale tra i Romani e le genti iraniche della Partia per il controllo del territorio attraversato dal fiume Eufrate. Se Roma occupò Dura Europos (sito nell’odierna Siria, al confine con l’Iraq) nel 165 d.C., ottenendo il controllo sull’area dell’Eufrate, grazie a Settimio Severo nel 194-195 d.C. e nel 197-199 d.C. ampliò l’estensione dell’area controllabile, oltrepassando il limite del fiume e determinando l’arretramento del popolo iranico dei Parti. Il vantaggio strategico ottenuto dai Romani sul territorio dell’odierno Iraq consentì loro di costruire la fortezza di Kifrin, progettata nell’ottica politico-militare di avanzamento e di rafforzamento della frontiera orientale dell’Impero.

 

 

 

 

Link di accesso al webinar: https://panel.webinarplus.ir/join